ALESSANDRO ORATI | CONSULENTE DEL LAVORO | ROMA

Licenziamento disciplinare, legittimo il controllo occulto della prestazione tramite soggetti interni


E’ legittimo il comportamento dell’imprenditore che controlli, direttamente o mediante l’organizzazione gerarchica che a lui fa capo e che è conosciuta dai dipendenti, l’adempimento delle prestazioni cui i medesimi sono tenuti, al fine di accertare eventuali mancanze specifiche, già commesse o in corso di esecuzione. Ciò, indipendentemente dalle modalità di controllo, il quale, attesa la posizione di colui che lo effettua, può avvenire anche occultamente, senza che vi ostino il principio di correttezza e buona fede nell’esecuzione dei rapporti (Corte di Cassazione, sentenza 09 ottobre 2020, n. 21888)


Un lavoratore dipendente, con mansioni di portalettere, era stato licenziato per motivi disciplinari per scarsa diligenza e per una perdurante inosservanza degli obblighi di servizio nello svolgimento della sua attività. Impugnato il provvedimento di recesso, sia il Giudice di primo grado che la Corte di appello avevano rigettato il ricorso, ritenendo che i fatti addebitati dimostravamo un pervicace ritardo nella esecuzione della prestazione e delle direttive ricevute da parte del dipendente, manifestatosi attraverso la consegna della corrispondenza a macchia di leopardo senza alcuna plausibile giustificazione. Altresì, i giudici avevano ritenuto insussistente l’asserita violazione della disposizione in materia di vigilanza dell’attività lavorativa (art. 3, L. n. 300/1970), che però si riferiva pacificamente a controlli affidati a personale esterno.
Avverso la sentenza propone ricorso in Cassazione il lavoratore, deducendo che la Corte di merito avesse erroneamente escluso la violazione di legge nel caso di verifiche svolte da personale dipendente della società datrice di lavoro e che, in nessun caso, il controllo avrebbe potuto riguardare il corretto adempimento dell’obbligazione contrattuale del lavoratore di prestare la propria opera, dovendosi esso limitare agli atti illeciti non riconducibili al mero inadempimento dell’obbligazione.
Per la Suprema Corte il ricorso non è meritevole di accoglimento.
In primis, nella vicenda di interesse, il controllo sull’attività del lavoratore è avvenuto attraverso l’organizzazione gerarchica della società, nello specifico il superiore gerarchico del lavoratore e componente dell’Ufficio Ispettivo. In secondo luogo, il limite alla sfera di intervento delle persone preposte dal datore di lavoro a difesa dei propri interessi, e cioè per scopo di tutela del patrimonio aziendale e di vigilanza dell’attività lavorativa, non precludono il potere dell’imprenditore di ricorrere alla collaborazione di soggetti esterni, come una agenzia investigativa, ma diversi dalle guardie giurate, per la tutela del patrimonio aziendale, né di controllare l’adempimento delle prestazioni lavorative e, quindi, di accertare mancanze specifiche dei dipendenti, direttamente o mediante la propria organizzazione gerarchica (da ultimo, Corte di Cassazione, ordinanza n. 15094/2018).
Pertanto, il riferimento alla disposizione che rende obbligatoria la comunicazione ai lavoratori interessati dei nominativi e delle mansioni specifiche del personale addetto alla vigilanza dell’attività lavorativa (art. 3, L. n. 300/1970), non fa venire meno il potere dell’imprenditore di controllare, direttamente o mediante l’organizzazione gerarchica che a lui fa capo e che è conosciuta dai dipendenti, l’adempimento delle prestazioni cui i medesimi sono tenuti e, quindi, di accertare eventuali mancanze specifiche, già commesse o in corso di esecuzione. Ciò, indipendentemente dalle modalità con le quali sia stato compiuto il controllo, il quale, attesa la particolare posizione di colui che lo effettua, può legittimamente avvenire anche occultamente, senza che vi ostino né il principio di correttezza e buona fede nell’esecuzione dei rapporti, soprattutto quando siffatta modalità trovi giustificazione nella pregressa condotta non palesemente inadempiente dei dipendenti.

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Lo Studio Orati è attivo da circa 30 anni. Il titolare dello studio, Rag. Alessandro Orati è iscritto all’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Roma e svolge la professione di consulente del lavoro

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